Solidarietà e liberalismo
di Carlo Monti, vicepresidente PLR Locarno

La solidarietà sociale non è certo in contrasto con i valori del liberalismo, a differenza di quanto pensa qualcuno. Il termine solidarietà assume infatti il significato di fratellanza, di fraternità che provano i cittadini di una stessa nazione libera e democratica a partire dalla Rivoluzione francese del 1789, il cui motto era appunto Liberté, égalité, fraternité.

In esilio in Svizzera, nel 1944, un grande liberale come Luigi Einaudi, nelle sue “Lezioni di politica sociale” affermava che una sana solidarietà non è incompatibile con le leggi dell’economia di mercato, ma funzionale allo sviluppo di un autentico regime liberale. Lo Stato deve assicurare a tutti il “minimo vitale”, che sia un punto di partenza che permetta ad ognuno di sviluppare le proprie attitudini. Lo Stato liberale non cerca di realizzare l’utopia di una eguaglianza per legge, ma interviene per migliorare le possibilità dei più svantaggiati, con, ad esempio, imposte progressive, tasse di successione sulle grandi eredità, assicurazioni contro gli infortuni, assegni familiari per i figli, pensioni di vecchiaia, servizi pubblici gratuiti, sussidi per i disoccupati. D’altronde una certa quota di redistribuzione del reddito darà anche una spinta ai consumi e quindi all’economia. Ridurre le disuguaglianze tra i cittadini evita inoltre eccessive lacerazioni sociali che possono costituire una pericolosa minaccia per le libertà individuali e il mercato. Lo Stato gioca dunque un ruolo decisivo per il funzionamento dell’ordine sociale. 

Se liberali e socialisti concordano sulla necessità di interventi statali per ridurre eccessive distanze, si dividono però sui limiti e le applicazioni di intervento. Per i liberali, più attenti ai meriti e agli sforzi, bisogna essenzialmente assicurare uguali condizioni di partenza, ma senza mai scadere nell’assistenzialismo, che genera ozio, disincentiva le persone ad attivarsi per risolvere i propri problemi e a migliorare le proprie condizioni, diventando un peso per tutta la società.

La solidarietà in uno Stato democratico, a differenza della carità, non è più un dovere morale, ma un principio giuridico come la libertà, l’uguaglianza, la dignità dell’essere umano, ormai riconosciute dalle nuove Costituzioni nate dopo i macelli della Seconda guerra mondiale.

Anche nella nostra Costituzione federale del 1999, il principio di solidarietà viene menzionato esplicitamente come uno dei valori portanti della nostra società. Nel suo preambolo la ragione di Stato viene definita solidale, sia a livello nazionale che internazionale, consci che la “forza di un popolo si commisura al benessere dei più deboli dei suoi membri”.

Carlo Monti, vicepresidente PLR Locarno